martedì 31 luglio 2012

Diamonds - Primo Stralcio - © VeronikaStrix

Tra le mie passione, una delle più prepotenti è sicuramente la scrittura. Ho deciso di postarvi qualcosa a riguardo, spero che vi piaccia
NB: copyright di VeronikaStrix, tutti i diritti sono riservati

[ Autore: VeronikaStrix ] [ Rating: Arancione ]
[ Genere: fantasy, sentimentale ] [ Categoria: storia originale con personaggi originali]
[ Personaggi principali: Ōnis e Alăcer] [ Avvertimenti & tipologie: lime, azione ]
Mi svegliai di colpo.
Mi sembrava di aver sentito un movimento non mio, uno spostamento d’aria insolito …
Senza muovere un muscolo, inspirai lentamente, facendo attenzione agli odori.
Decisamente, c’era qualcosa di troppo.
<<salve, vagabonda.>>
O meglio, qualcuno di troppo.
La sua voce era maschile, calma e suadente.
A quel suono, Artidwen ebbe un sussulto.
Cercai di alzare il busto e, contemporaneamente, allungai una mano verso l’interruttore vicino al letto.
Appena accesi la luce, dovetti far scudo ai miei occhi con la mano libera, tanto ne fui infastidita.
Lui era seduto su quella poltrona di pelle marrone di fronte al mio letto.
Quando finalmente mi abituai alla luce, potei guardarlo meglio.
Era vestito completamente di nero, le mani appoggiate ai braccioli della poltrona, le gambe pronte a scattare. I suoi lineamenti erano duri e avevano un non so che di selvatico; i capelli, corti, erano castani e gli occhi, anche se ridotti ad una fessura, non nascosero le pupille di un rosso intenso.
La constatazione mi gelò il sangue nelle vene.
<<n-non è possibile…>> mormorai.
L’altro digrignò i denti, con aria beffarda.
E vidi le sue zanne.
Rabbrividii.
Era uno dei demoni di Crono.
E io ero una donna morta.
Scostai le coperte e mi misi seduta.
Sentii il cuore accelerare i battiti, Artidwen scorreva in me insieme all’adrenalina.
Come diavolo aveva fatto?
Ero sempre stata più che attenta, negli ultimi mesi avevo dormito con almeno un occhio aperto, mi spostavo ogni cinque giorni…
Strinsi confusamente i bordi del letto mentre mentalmente scannerizzai la camera e i dintorni.
Deglutii.
Non potevo fare niente, ero in trappola.
Artidwen scacciò il nodo che mi stava salendo in gola, spronandomi al combattimento. La respinsi, sconfortata: era davvero la fine.
<<ti prego, fai in fretta.>> dissi.
Tanto il mondo non avrebbe affatto risentito della mia mancanza. Nessuno se ne sarebbe accorto, nessuno mi avrebbe pianto e nessuno mi avrebbe portato rancore per non aver dato l’estremo saluto.
Sembrava quasi che il mondo non aspettasse altro che questo momento.
Non mi accorsi che il demone mi osservava perplesso.
<<non mi chiedi chi sono, che ci faccio qui… Cose di routine, insomma?>>
Pessima ironia.
<<sapere di chi tu sei al servizio è una sufficiente consapevolezza.>>
Lui fece una strana espressione, come se stesse trattenendo un sorriso.
<<e non combatti? …Davvero strano, vista la tua fama!>>
Giusto per fare una prova, mi alzai di scatto dal letto.
La sua velocità nell’imitarmi fu impressionante, per non dire assurda.
Diedi un’occhiata all’ampiezza delle sue spalle. Facendo un calcolo approssimativo, supponendo che per abbattermi avrebbe mantenuto quell’aspetto, doveva avere circa il triplo della mia forza. E chissà quali altre capacità.
Avrei potuto usare anche tutti i poteri che avevo imparato, ma di fronte a una stazza simile, in uno scontro ravvicinato, sarei durata ben poco.
Artidwen non la smetteva di sollecitarmi, ma stavolta non sarebbe servito.
<<la mia fama vale per me quanto io valgo per te.>>
Di punto in bianco me lo ritrovai dinanzi – incredibile, non l’avevo nemmeno visto muoversi!
<<e cosa ne sai tu di quanto vali per me?>>
Sentii la sua mano sul collo, forte come l’acciaio, mentre gli artigli (evidentemente in trasformazione) minacciavano la mia giugulare.
Feci un respiro tremante e chiusi gli occhi.
<<non è stato facile starti dietro sai?>>
Sperai solo che facesse quello che doveva velocemente e il meno dolorosamente possibile.
<<però quando ti sei fermata, stanarti è stato un giochetto.>>
Ma lui sembrava temporeggiare,… giocare.
Prese una ciocca dei miei capelli e se la avvicinò al viso, per poi inspirare fortemente – sempre senza mollare la presa sul mio collo.
<<le tue tracce, il tuo odore, sono particolarissimi…>>
Il demone – alto praticamente quanto me – si abbassò all’altezza del mio orecchio. <<…e inconfondibili.>> bisbigliò.
Per un secondo feci anch’io caso al suo odore.
Aprii gli occhi. Non avevo specchi a portata di mano, ma percepii chiaramente che qualcosa stava mutando.
Artidwen ebbe un secondo sussulto, più intenso del precedente.
Non desiderava altro che quel corpo, quel demone, per farlo suo…
Mi sentii arrossire, e Artidwen si irrigidì di fronte alla mia reazione.
“Sto per morire e penso a queste cose? …Complimenti, Artidwen, non finisci mai di stupirmi.” Rimuginai.
Lei rispose provocandomi un’altra vampata di calore.
L’altro mi distrasse. <<hai paura, vagabonda?>>
Scossi come potei la testa e deglutii di nuovo. La gola mi si era seccata dall’ansia.
<<a cosa pensi, allora?>>
Dicendolo, mi abbassò la testa verso destra, mettendo in bella vista la parte più delicata del mio collo.
<<aspetto te.>> parlammo pianissimo, insieme, io e Artidwen, intendendo due significati diversi.
Lui si fermò a un soffio dalla giugulare e sorrise compiaciuto.
<<sei veramente coraggiosa come dicono, vagabonda.>>
“Tutta scena.” Pensai.
L’altro tornò a dedicarsi a quello per cui era venuto.
Era davvero la fine.
Avvertii una leggera pressione sull’incavo del collo e il demone scomparve.
…Tutto qui?
Portai la mano dove avevo sentito quella strana… cosa.
Niente sangue.
Artidwen, con l’ennesima fiammata, suggerì che il demone mi aveva dato un bacio.
“…Cosa?” protestai.
Mi voltai di scatto verso la finestra, e lo vidi là.
Prima che potessi aprire bocca, disse <<non uccido chi non combatte.>>
Ma Artidwen tradusse il suo sorriso malizioso in un altro modo.
Aveva provato le mie stesse sensazioni.
Per poco non scoppiai a ridere. I demoni non provano sensazioni, loro non provano nulla.
…però…
Artidwen non mentiva. Mai.
<<chi sei, demone?>>
<<e tu, vagabonda?>>
Corrugai la fronte. <<cosa…>>
<<c’è solo una cosa che devi sapere di me, vagabonda.>> mi interruppe <<io non sono il servo di nessuno.>>
E se ne andò, lasciando solo una finestra aperta.
Artidwen mi assicurò che sarebbe tornato, perché gli ordini di Crono non venivano trasgrediti tanto facilmente.
Non capii cosa intendeva, ma di sicuro lo avrei saputo presto.


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