mercoledì 1 agosto 2012

Diamonds - Secondo Stralcio - © VeronikaStrix

Tra le mie passione, una delle più prepotenti è sicuramente la scrittura. Ho deciso di postarvi qualcosa a riguardo, spero che vi piaccia
NB: copyright di VeronikaStrix, tutti i diritti sono riservati

[ Autore: VeronikaStrix ] [ Rating: Arancione ]
[ Genere: fantasy, sentimentale ] [ Categoria: storia originale con personaggi originali]
[ Personaggi principali: Ōnis e Alăcer] [ Avvertimenti & tipologie: lime, azione ]

per leggere il primo stralcio http://wjkyx.blogspot.it/2012/07/diamonds-primo-stralcio-veronikastrix.html
Non ricordavo che ore erano, ormai avevo perso il conto dei giorni che erano passati.
Il tempo stesso aveva perso significato.
Dopo quel demone, dopo quella notte, tutto sembrava superfluo.
Artidwen non bramava altro che la sua vicinanza, le sue mani, il suo viso, ogni singolo centimetro del suo corpo. Provava una nostalgia infinita, non voleva più correre per sentire il vento tra i capelli, non voleva più mangiare carne cruda ancora sanguinolenta… voleva solo lui.
Si stava indebolendo, il suo potere si restringeva sempre di più, sempre più fuori dalla mia portata.
E, ovviamente, ne risentivo pesantemente.
Non mi nutrivo, non mi muovevo, non percepivo nulla. A quel punto qualunque demone da quattro soldi sarebbe stato in grado di eliminarmi.
Demone. Quella parola provocò in me e in Artidwen un brivido.
Come poteva un tale essere ridurmi così, senza quasi toccarmi, senza magia?
Artidwen, singhiozzando, supplicò al demone di tornare, se la sentiva.
“Mi dispiace” cercai di consolarla, e finii col piangere con lei.
Eppure, qualcosa successe.
Artidwen si espanse un poco, riuscimmo persino a entrare in contatto, per un istante.
“Cos’è successo?” le chiesi, in allarme “C’è un pericolo?”
Negò, ma non aveva idea di che cosa stesse accadendo.
Subito dopo mi suggerì di alzarmi e tentare qualche passo, per constatare le mie condizioni.
Obbedii. Però, non appena cercai di reggermi sulle mie gambe, dovetti aggrapparmi alla libreria di fianco al divano dove sedevo.
Artidwen tentò di dilatarsi come poteva e mi aiutò a non cadere.
“Finalmente!” la incitai “…Meglio adesso?”
Non potei terminare la domanda che Artidwen si ritirò, addolorata come solo un’amante abbandonato poteva essere.
Caddi a terra, evitando per un pelo di sbattere la testa contro il bracciolo in legno del sofà.
“Pensa un po’,” ironizzai mentre mi mettevo seduta “La temibile Ōnis uccisa da un divano.”
Artidwen si lasciò sfuggire un sorriso, ma poi s’intristì ulteriormente, rammentando che sarebbe stato meglio dire “uccisa da una pugnalata al cuore”.
Dopo un momento di silenzio, mi implorò di fare una prova con lei, cercando di chiamarlo insieme.
Sospirai. “Come desideri, ma tanto non servirà.”
Incrociai le gambe e con le mani mi coprii gli occhi, per non vedere niente e riuscire a concentrarmi meglio.
Pronunciai le parole ad alta voce, insieme ad Artidwen. <<ti invoco, qualunque sia il tuo nome, oh demone, vieni a me se il lasciarmi in vita ha avuto per te qualche significato.>>
Tolsi una mano. Poi l’altra.
Nessuno.
Mi presi la testa tra le mani. “Mi dispiace.” dissi ad Artidwen.
Lei mi zittì. Mormorò che c’era qualcosa di diverso.
Con un immenso sforzo mi alzai e, sorreggendomi ad ogni cosa che trovavo, andai verso la porta per controllare lo spioncino. “Non c’è nessuno.”
Neppure una risposta. Mi voltai per tornare a sedermi sul divano.
Ma non appena lo feci, Artidwen si scatenò.
<<salve, vagabonda.>>
Rimasi senza parole. Il cuore stava per uscirmi dal petto.
Era tornato, finalmente.
Artidwen mi impose di non muovermi, solo… rimanere lì ad ammirarlo.
Un sole che emanava calore, ecco cos’era. L’oscurità e la luce nello stesso luogo, nel suo sguardo l’universo intero.
Demone o… dio?
<<cosa ti è successo alla pelle? Sembra bianca.>> mi disse.
Scoppiai quasi a ridere. “Credevo che sarei potuta morire di dolore, aspettandoti.”
Artidwen mi consigliò di dirglielo, ma non la ascoltai. Fui turbata da un movimento del demone verso di me, che mi fece spostare verso il tavolo in legno, immediatamente vicino all’ingresso.
Avevo il tavolo alle spalle quando il demone “riapparve” vicino a me.
Mi accarezzò il viso. <<i tuoi occhi sono strani…>>
<<ho pianto.>> spiegai.
<<perché?>>
Artidwen mi fece uscire le parole senza darmi il tempo di formulare un altro pensiero di senso compiuto.
<<per te. Perché mi mancavi. Perché per qualche motivo il mondo non serve più a niente se te ne vai.>>
Il demone mi lasciò appena il tempo di finire di parlare. Mi mise una mano sulla schiena, con la quale mi tirò a sé, e con l’altra mi prese con dolcezza il viso e mi baciò. All’inizio fu qualcosa di delicatissimo, meraviglioso. Ma presto non bastò più.
Gli passai le braccia intorno al collo e lo strinsi ancora più a me. Sentivo entrambe le sue mani sulla schiena scendere lentamente, fra un’immensità di brividi di avidità, mia di lui e sua di me.
Poi, dopo aver gettato a terra con un movimento tutto ciò che c’era sul tavolo, mi sollevò e mi ci fece sedere sopra. Gli levai il lungo giaccone nero e gli legai le gambe intorno alla vita mentre stavolta le sue mani cercavano i miei fianchi sotto il maglione.
<<chi sei?>> ansimai, cercando un attimo di fiato.
<<solo tuo.>> rispose lui, baciandomi con maggior impeto.


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