mercoledì 22 agosto 2012

Modern Witch Lague ©: Tell The Owl - Argomento ⑤: Divinazione

Sin da prima ancora di conoscere la Stregoneria, ho sempre sentito una certa attrazione per tutti quelli che erano i metodi di Divinazione, ritenendo poco eguagliabile il fascino, la sensazione di potere e allo stesso tempo il timore reverenziale verso l’Arte del “scoprire ciò che è nascosto”, come mi piace definirla. Tant’è che, quando ho scoperto la Stregoneria, una delle prime cose che mi sono regalata è stato un mazzo di Tarocchi classici. Non ho comprato enciclopedie e compendi a riguardo, ma mi sono affidata al libricino di spiegazioni che vi era allegato. Passati otto anni, ancora li riprendo spesso e con orgoglio tra le mani, per uso personale, per gli amici, per clienti. Certo, da quando ho cominciato, altri Strumenti divinatori si sono affiancati ai Tarocchi: Rune – che mi sono costruita da sola –, Oracoli vari – dei Celti, della Sibilla –, e poi molte altre occasionali sperimentazioni con la Rabdomanzia, la Piromanzia, la Chiromanzia, e tanto altro ancora. Sono state numerose quelle che ho trovato affini, ma per motivi di comodità spesso e volentieri ricorro alle Carte, che poi è anche il sistema di divinazione maggiormente richiesto dalla mia umilissima clientela. Le sedute di Divinazione che svolgo, si tratti per me stessa o per altri, seguono più o meno tutte le stesse tappe: purificazione preventiva, qualche momento (prima dell’arrivo del consultante) per raccogliere le energie, perciò cerco di far si che la mia attenzione e quella dell’ospite si focalizzino sulle domande che ha da fare, una per volta, spendendo prima qualche chiacchera in proposito, e inizio a mescolare le carte. Con gli oracoli cartacei non ho mai avuto particolari difficoltà di concentrazione o di comprensione di quando scattavano i giusti tempi, semplicemente arriva il punto in cui so che ho mescolato a sufficienza, e appoggio il mazzo sul tavolo. Il richiedente lo taglia in due metà, scegliendone una, che apro distanziando bene le carte. A seconda della stesura che decido di fare – a volte scelgono i consultanti, altre questi ultimi domandano a me di scegliere, cosa che avviene sempre istintivamente – dico all’interlocutore quante carte deve prendere, per poi passarmele, cosicché io le posizioni di fronte a me. Infine le volto e mi prendo qualche momento per analizzarle, prima singolarmente poi nell’insieme – sia tra me e me che ad alta voce – ma soprattutto per scegliere con molta attenzione cosa dire, cosa no, e specialmente come dirlo. Probabilmente, infatti, questo passaggio rimane il più impegnativo. Tante delle persone che si rivolgono a me, arrivano con la pretesa silenziosa di avere già tutte le risposte in tasca, e che la Divinazione sia solo una conferma, ma nella maggior parte dei casi non è così. La situazione si fa ancora più spinosa quando ci sono in ballo problemi di salute, fallimenti, fine di amicizie e relazioni. A proposito di quest’ultima voce, ho clienti che mi si rivolgono solo per la loro situazione amorosa, e fanno esclusivamente sui loro amori passati, sulle loro passioni presenti, sulle loro storie future. Si, uno strazio insomma…
C’è da dire, però, che di due persone su tre che mi chiedono consiglio, non è una lettura di cui hanno bisogno, ma magari semplicemente di una persona che le ascolti, una spalla su cui piangere, un consiglio, una buona parola, o anche solo la consapevolezza di avere eventualmente qualcuno da cui andare.
Per quanto riguarda l’etica della Divinazione, ho regole molto precise. Prima di tutto, avere un minimo di conoscenza preventiva della persona, per capire se si tratta di quel genere di cliente che chiede un consulto anche per scegliere la carta da parati (si, è successo), per evitare di trovarsi davanti deviati mentali che vogliono propinarmi la loro verità sulla fine del mondo (si, è successo), per non parlare di quelli che fanno centomila domande, poste in modo diverso, sullo stesso chiodo fisso, come il motivo per cui il tizio l’ha lasciata (un grande classico), quali vari tipi di fattura può aver inflitto caio su di loro per avergli risposto male al bar (altro grande classico) o perché la tal Divinità non li ha accontentati rendendoli schiavi sessuali di una tale persona (si, è successo anche questo).
In secondo luogo, mi prendo la libertà di decidere se chiedere o meno un compenso al consultante, anche se, comunque e in ogni caso, non si tratta mai di denaro, ma di cose che lascio scegliere al cliente, frutta e verdura del loro orto, libri, materiale da ufficio (quaderni, penne, e simili), candele e incensi particolari, o varie ed eventuali come soprammobili particolari, pietre, bigiotteria, eccetera. Finora, i compensi più strani che mi sono arrivati sono stati una volta mezza collezione di una collana di manga, un’altra due videogiochi della PS, e un’altra ancora degli orrendi centrini fatti a mano. In proposito, mi sento di citare un paio di episodi, ma solo accennati per non violare la privacy dei clienti a cui si riferiscono. Il primo è veramente tragicomico, si tratta di una delle prime volte che ho eseguito la divinazione per un cliente, con cui avevo sviluppato “un principio” di amicizia – ci sentivamo di tanto in tanto – che tra l’altro era anche piuttosto scettico. Nelle carte vidi una morte una in famiglia, così glielo dissi senza troppi giri di parole; lui si mise a ridere, ma di gusto, sottolineando il suo scetticismo, e continuando a farlo anche tutte le volte che capitava di incontrarci o sentirci. Due settimane dopo morì sua nonna, e da allora non l’ho più visto né sentito.
Il secondo invece è per sottolineare che anche gli oracoli sbagliano. Una conoscente voleva partire per un viaggio in giro per l’Italia, e ogni volta che domandava qualcosa in proposito le carte “rispondevano” in modo sempre molto positivo. Poco tempo prima della partenza, si è ripresentato da lei un suo ex, con il quale si è sistemata e non è più partita per il suo viaggio.
 
E questo è quanto per il mio contributo al Gufo - mi scuso per eventuali sviste - spero possa essere di vostro gradimento ^_^|

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