giovedì 11 ottobre 2012

Modern Witch League © 5#: Alfabeto di strega: G come Gladiatrici

Come ben sappiamo, i gladiatori erano combattenti armati che ingaggiava violenti duelli per il divertimento degli spettatori nelle arene della Repubblica Romana e dell'impero romano. Quello di cui si sente meno parlare sono le loro controparti femminili, le Gladiatrici, la cui presenza, seppur rara, è testimoniata dalla letteratura e dall’archeologia. Nelle “Vite dei Cesari”, Svetonio scrive che l'imperatore Domiziano offriva spettacoli gladiatori notturni, alla luce delle torce, comprendenti combattimenti sia tra uomini che tra donne. Cassio Dione aggiunge che nell'arena talvolta venivano gettati nani e donne per combattere gli uni contro gli altri. In base ai dipinti, le gladiatrici si battevano a torso nudo, indossando raramente l’elmo. Molto spesso le loro esibizioni coincidevano con gli eventi principali delle arene: ciò può essere indice della fatto che i loro combattimenti erano importanti quanto rari.
Nel suo “Satyricon”, Petronio fa riferimento ad una lottatrice che avrebbe combattuto su di un carro in stile celtico.
La maggior parte degli studiosi considera quello delle gladiatrici uno spettacolo originale, visti gli scarsi scritti su di esse. Altri, invece, sono di opinioni diametralmente opposta: la scrittrice Amy Zoll nota che, la disinvoltura con cui gli antichi storici si riferivano alle lottatrici può suggerire che esse fossero, per usare le sue stesse parole, "più diffuse di quanto le testimonianze dirette ci potrebbero altrimenti indicare".
In un'iscrizione trovata a Ostia, un certo Hostilinianus era motivo di vanto per essere stato il primo a portare le gladiatrici in città.
Durante uno degli spettacoli offerti dall'imperatore Nerone ai giochi nel 66 d.C., organizzati da Patrobio a Puteoli (odierna Pozzuoli) per Tiridate I di Armenia, furono fatti esibire nell'arena donne e bambini di colore, provenienti dall'Etiopia.
Oltre a Svetonio, delle gladiatrici ne parlano sia Marziale che Stazio.
Nel 19 d.C. venne emanato da Tiberio un decreto senatoriale che, tra le altre cose, vietava a uomini e donne, legati da parentela verso senatori o verso equites, di apparire sulla scena o di mostrarsi nelle vesti gladiatorie (prima testo in latino, poi in italiano):
"7. (pl)acere ne quis senatoris filium filiam nepotem neptem pronepotem proneptem neve que(m cuius patri aut avo)
8. vel paterno vel materno aut fratri neve quam cuius viro aut patri aut avo paterno ve(l materno aut fratri ius)
9. fuisset unquam spectandi in equestribus locis in scaenam produceret auctoramentove rog[aret ut ?in harenam? prodi - / ?ferro depugna?) "
"7. ordinare che nessuno presenti sulla scena il figlio, la figlia, il nipote, la nipote, il pronipote, la pronipote di un senatore, nè un uomo (il cui padre
8. o nonno) paterno o materno, o il cui fratello, né alcuna donna il cui marito o padre o nonno paterno o materno o il fratello
9. abbiano mai avuto il diritto di assistere agli spettacoli dai posti riservati ai cavalieri, nessuno li presenti sulla scena né li faccia lottare dietro auctoramento"
(Tabula Larinas, linee 7-9, trad. in Ricci, p. 45)

Il decreto, parte del quale è stato pervenuto come inciso su una tavoletta bronzea, citava a sua volta un precedente decreto dell'11 d.C. in cui si proibiva alle giovani donne sotto i venti anni di esibirsi in un'arena. Il suo contenuto ovviamente implica che le combattenti femminili non erano qualcosa di sconosciuto, come alcuni studiosi ritengono.
Una ferma condanna contro le gladiatrici arriva nel periodo flavio e traianeo: Settimio Severo bandì gli spettacoli con gladiatrici intorno al 200 d.C.. Tuttavia, una successiva iscrizione rinvenuta ad Ostia riguardo i combattimenti femminili fa intuire l'inefficacia del bando.
Mark Vesley, uno storico della società romana, ipotizza che le scuole gladiatorie non fossero luoghi idonei per le donne, che probabilmente si allenavano con dei tutori esterni. Sebbene queste scuole fossero dedicate alla formazione degli uomini dei ceti elevati di età superiore ai 14 anni, Vesley è riuscito a trovare tre diversi riferimenti a donne che l'hanno frequentata, tra cui una che è morta: in un'iscrizione si legge: “alle forme divine di Valeria Iucunda […] Visse 17 anni e 9 mesi”.
La più convincente prova dell'esistenza di gladiatrici è questo bassorilievo marmoreo del I o del II secolo trovato ad Alicarnasso e attualmente in mostra al British Museum.



In esso sono rappresentate due gladiatrici in combattimento; indossano l'equipaggiamento tradizionale dei gladiatori, come schinieri e manica, entrambe sono armate di una spada e uno scudo, ma non indossano né l'elmo né una tunica. L'iscrizione ci indica anche i loro pseudonimi, rispettivamente Amazon e Achillia, e ci dice che venne loro concessa la sospensione, avendo ambedue combattuto valorosamente nello scontro.
Uno scheletro femminile di epoca romana è stato dissotterrato nel 2001 a Southwark (borgo londinese), oggi  esposto alla fine della sezione romana del Museo di Londra. E’ stato identificato come quello di un gladiatore di sesso femminile poiché, sebbene benestante, è stato sepolto al di fuori del perimetro cimiteriale e aveva come corredo di lucerne (una di ceramica raffigurante Anubi, un'altra con una rappresentazione di un gladiatore caduto) e delle ciotole contenenti pigne bruciate di un pino collocato nella tomba: le pigne di questa particolare specie venivano tradizionalmente bruciate durante i giochi, e gli unici pini dell'epoca in Gran Bretagna erano quelli piantati attorno all'anfiteatro di Londra. La maggior parte degli esperti ritiene l'identificazione errata, ma come ha dichiarato Hedley Swain, capo del dipartimento di storia antica del Museo: “nessuna delle prove ci dice che sia stata una gladiatrice. C'è invece, semplicemente un gruppo di prove indiziarie che rende l'idea intrigante”.

per altre info sull'attività "Alfabeto di Strega"
http://wjkyx.blogspot.it/2012/09/modern-witch-league-5-alfabeto-di-strega.html

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