lunedì 29 ottobre 2012

Modern Witch League © 5#: Alfabeto di strega: J come Jambul (Syzygium cumini)


Il Jambul è una pianta che si trova solo in India e nelle Antille dalle molte e valide proprietà terapeutiche.
 Classificazione: 
Dominio: Eukaryota (Con cellule dotate di nucleo)
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (Piante vascolari)
Superdivisione: Spermatophyta (Piante con semi)
Divisione: Angiospermae o Magnoliophyta (Piante con fiori)
Classe: Magnoliopsida (Dicotiledoni)
Sottoclasse: Rosidae
Ordine: Myrtales
Famiglia: Myrtaceae
Sottofamiglia: Myrtoideae 
Altri nomi con cui è conosciuta: 
Aceituna Dulce, Jambosa, Java plum, Jamboul, Janum, Navel, Isolaiam, Dyamelun, Black plum tree, Chiraijam, Duhat, Duwet, Hakhiphae, Indian blackberry, Indian Allspice, Jam, Jaman, Jambu, Obah, Jiwat, Jambulana, Jambolan, Va, Pring bai, Jamblang, Duwet, Jamun, Faux Pistachier, Jamélongue, Jambolanier, Jambolon, Jamelonguier, Prune De Java, Jambolanapflaume, Wachsjambuse, Ciruelo De Java, Guayabo Pésjua, Guayabo Pesgua, Jambolán, Jambolana, Pésjua Extranjera, Yambolana, Hakhiphae, Look Hwa, Ma Ha, Djoowet, Doowet, Jambhool, Jamblang, Jambulan, Jambulana, Jiwat, Jumbul, Juwet, Pring Bai, Pring Das Krebey, Janboran, Jamun Beej, Murasaki Futo Momo 
Sinonimi botanici: 
Skeels, Eugenia Jambolana Lamk., Sisygium Jambolanum 


La parti che generalmente si usano in fitoterapia sono i semi e la corteccia, dal sapore acidulo, i cui principi attivi sono resina, olio grasso, jambuolo, acido gallico, tannino e betulinico, e altre sostanze non definite ad azione antibatterica e ipoglicemizzanti.


La sua azione interessa principalmente bronchi e bronchioli, cavo oro-faringeo, intestino, organi digestivi, organi e-o tessuti di vari distretti corporei, pancreas, sistema immunitario e vie respiratorie. Non ha alcuna tossicità e nessuna controindicazione – se non per la sensibilità personale. Ha proprietà antisettiche, carminative – antifermentative, espettoranti e fluidificanti del catarro mucolitico ed è indicata soprattutto in casi di diarrea, infezioni e infiammazioni, meteorismo, flatulenza e fermentazioni intestinali, catarro nelle vie respiratorie, diabete mellito e glicemia. Con il succo dei suoi frutti freschi serve a preparare una bevanda alcolica - la ´Jambava´, popolare un po’ in tutta l’India. 


Veniamo ai significati esoterici. Secondo la tradizione Indù, Rama (7000 a. C. circa, il settimo avatar di Visnù) sopravvisse per mezzo del frutto del Jambul per quattordici anni durante il proprio esilio da Ayodhya. Per questo, molti induisti lo definiscono come “frutto degli Dei”, specialmente in Gujarat (stato a ovest dell’India), dove è chiamato Jamboon.
E’ anche stato scritto che il colore della pelle di Krishna sia quello del Jamboon; molti personaggi mitologici dell’Induismo sono descritti con caratteristiche simili.
In Kerala (stato che occupa la striscia sud occidentale del Paese) il Jambon, particolarmente prolifico, è invece chiamato Njaval, e i suoi frutti Njavalpazham. 


In Karnataka (altro stato indiano) la pianta è detta Nerale Mara, e i frutti sono Nerale Hannu. In Maharashtra (stato dell’India centro occidentale), le foglie della pianta, qui chiamata jāmbhūḷ, sono usate come attributi in occasione dei matrimoni. Sono usate anche insieme ad altre erbe come cura per il diabete, oltre che essere oggetto di famose canzoni per la loro versatilità. Nella cultura Tamil (stato a sud est dell’Unione indiana, considerato culla di una delle civiltà più antiche del mondo) la poetessa e attivista del periodo Sangam di nome Auvayar riposava sotto un albero di Jambon riflettendo su ciò che aveva fatto nella propria vita e se fosse giunta la fine, quando il divino Guardiano della lingua Tamil le apparse sotto mentite spoglie. Le sottopose un indovinello, e nel momento in cui Auvayar lo risolse, il Guardiano rivelò la propria identità, spronando la poetessa a proseguire il proprio lavoro.
Presso i Telugu, nell’Andhra Pradesh (stato indiano), l’albero è chiamato Neredu. Il suo legno è usato dagli agricoltori per costruire i propri equipaggiamenti, tra cui i supporti degli aratri che vengono poi applicati sulle schiene dei manzi per essere tirati. Culturalmente, quando qualcuno ha dei begli occhi, vengono paragonati al frutto di questa pianta.


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