venerdì 27 settembre 2013

Il vero problema

Era già da un po’ che riflettevo sulla stesura di questo post per un disdicevole fatto accadutomi un paio di mesi fa. Mi spiego meglio: in origine questo post non doveva proprio esistere, ma siccome la persona in questione si rifiuta deliberatamente di rispondere ai miei messaggi nonostante li riceva e li legga, ho deciso di fare una comunicazione pubblica. So per certo che spesso e volentieri viene a sbirciare gli affari miei, perciò in un modo o nell’altro incapperà sicuramente qui, e vedrà quello che avrei voluto dire ma non mi è stato permesso.
Come sapranno quelli di voi che hanno contatti diretti con me, sono stata impegnata in diversi progetti web nell’ambito neopagano, di cui ne è un esempio la Modern Witch League (sottolineo però che la persona in questione non c’entra assolutamente con questo, si tratta solo di un esempio).
Fino a qualche tempo fa, collaboravo assiduamente ad un certo progetto, sempre sul web, e sempre sull’Arte, in cui ho messo l’anima e il cuore, curandolo al meglio che potevo, facendo riferimento a tale persona, che sarebbe stata a capo di tale programma. Non farò nessun nome, non lascerò alcun tipo di indizio, per primo perché sarebbe solo pubblicità gratuita per qualcuno che non la merita, e secondo perché non ne ho bisogno. Quel che conta è che il messaggio arrivi a chi di dovere, e so che così sarà.
Ebbene, questa primavera sarebbe stato un anno che lavoravo a questo progetto. Sempre chi di voi mi conosce, compresa questa persona, sa bene in quel periodo ho avuto parecchi problemi con cui fare i conti, tant’è che ho dovuto rinunciare a molte collaborazioni di cui facevo parte, sulla rete come fuori da essa. Ho tenuto buono quello che potevo, scusandomi con tutti gli altri, spiegando le mie ragioni.
A questo proposito colgo l’occasione per ringraziare ufficialmente tutte le mie “colleghe” Streghe che mi hanno sostenuto, con comprensione e tanta magia, cosa che ovviamente ho già provveduto a fare ampiamente nei modi e nei tempi giusti.
Purtroppo, tra le altre cose, la mia partecipazione al progetto di cui dicevo sopra si è limitata di parecchio e non ho potuto fare un bel niente per evitare che succedesse.
All’inizio la persona in questione si è mostrata molto comprensiva. All’inizio. Perché poi, nel giro di un paio di mesi, si è trasformata in una belva affamata, che nonostante fosse a conoscenza della mia situazione mi ha rinfacciato di non lavorare al regime che tenevo prima solo per pigrizia, oltre che accusarmi senza tanti giri di parole di essere una fallita e non degna di fiducia. Credendo che fosse un suo momento difficile, come tutti ne abbiamo, con tutta la pazienza e la comprensione mi sono presa il tempo di spiegarle – di nuovo – ampliamente come stavano le cose, che mi dispiaceva tantissimo ma non avevo proprio il tempo materiale per fare quello che facevo prima. Se il giorno avesse trenta ore avrei anche potuto, ma non è così. E questa persona – anche se definirla così è un’offesa per le vere persone – mi ha tagliato fuori dal progetto in cui avevo tutta me stessa, estromettendomi completamente da tutto, peggio di un cane, ma che dico, di uno straccio sporco.
Inutile dire che tutta la mole di lavoro con cui ho partecipato non mi è stata restituita, anzi, questa simpatica persona se n’è appropriata e la usa come se fosse farina del suo sacco. Anche se sinceramente questa è la cosa meno importante, perché se me l’avesse chiesto io sarei anche stata ben volentieri disposta a cedergliela in toto. Ciò che non sopporta è di essere stata trattata da reietta dopo un anno di lavoro fianco a fianco, di amicizia, di impegno, di passione per ciò che stavo facendo e di condivisione di una conoscenza sudata che avrei potuto benissimo tenere per me.
Con tutto questo discorso, non voglio essere giudicata, né biasimata, né tantomeno compatita. Quello che voglio non è urlare il mio rancore verso questa persona, prima di tutto perché non ce n’è, e secondariamente perché se avessi voluto rovinarla non avrei scelto certo un post su un blog come miliardi di altri ce ne sono.
Quello che voglio è che questo post inviti chi indossa una maschera a togliersela e a guardarsi allo specchio così com’è, farsi delle domande su chi è, su com’è diventato con quello che è, e cosa vuole fare con quello che è diventato.
Sono dannatamente stufa di tutte queste persone che se ne approfittano, arraffano e arraffano finché c’è da arraffare, e poi scompaiono con la scusa di non aver avuto abbastanza. 
Non riusciamo proprio a capire perché questa cosiddetta civiltà è arrivata dove siamo oggi? Per la falsa modestia dell’homo sapiens, che dice di fare di tutto e di più per il suo prossimo, quando in realtà il suo discorso non è altro che aprire la bocca per dar aria ai denti. Basta parole a vuoto, basta gesti di eclatante generosità fatti in pubblico solo per fare colpo sugli altri. Basta a quelle persone che da bianche spiagge esotiche si lamentano come se il peso del mondo fosse tutto sulle loro spalle, che gridano “al lupo!, al lupo!”, e poi si stupiscono se nel momento del vero bisogno sono da sole.
Tutti abbiamo dei difetti, io per prima. Tutti abbiamo sbagliato e sbagliamo, io per prima. Ma questa non è una scusa per fare del nostro peggio appena ne abbiamo l’occasione. Errare è umano, ma se non impariamo dai nostri errori non siamo migliori di quelli che guardiamo con orrore. Se non impariamo dai nostri errori non siamo affatto meglio di quelli che hanno sostenuto che ci siano razze superiori ad altre, religioni più vere di altre, persone a cui è permesso di più solo perché nel portafoglio hanno di più.
Detto questo, immagino già che voi penserete “chi diavolo è questa per poter predicare?”. Beh, non sono proprio nessuno, è vero. Ma non sto nemmeno predicando. Anch’io sono stata messa in ginocchio dalla vita, come prima o poi lo sono stati tutti. Anch’io ho spalato merda, anche a me hanno sputato in faccia, anch’io ho dovuto fare i conti con situazioni in cui non si augurerebbe mai a nessuno di essere, e ci sono stati momenti in cui ho messo me stessa di fronte ad altre persone. Perché l’egoismo non è sbagliato di per sé, ma deve avere la giusta misura, come tutte le cose. Una delle cose più orribili che si possa fare è rinfacciare a qualcuno di essersi presi del tempo per sé, per riflettere, per mettere insieme i cocci.
Voglio che lo sappia questa persona, e con lei tutte le persone che si sono comportate in questo modo, oltre che dare solidarietà a chi è stato trattato in questo modo. Mi sono arrabbiata, ma non ti porto rancore. Anzi, ti auguro che le lezioni che ti darà la vita non siano mai dure. Quello che conta è cambiare rotta finché si è in tempo, che non è infinito.
Rendiamo migliori noi stessi, finché possiamo, così da poter rendere migliore il mondo.




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