venerdì 13 dicembre 2013

Eat Pray Love, E. Gilbert – Recensione, Witchy Books Challenge ©

Sono stata assente parecchio, perciò queste ultime recensioni che vi posto risultano falsate rispetto al momento in cui ho effettivamente terminato il libro. Ma pazienza.


Questo si può dire in pratica il primo “vero” libro in inglese che sono riuscita a leggere dall’inizio alla fine. E sono rimasta soddisfattissima.
Devo ammettere che in realtà lo avevo comprato solo per fare esercizio con la lingua, non avevo nemmeno intenzione di postarne una recensione, ma già dopo aver letto i primi capitoli non riuscivo più a staccare gli occhi dalle pagine. A parte lo stile di scrittura dell’autrice, veramente eccezionale, come non ne vedevo da un po’ (anche se per i romanzi che leggo io, non è che posso davvero permettermi un’espressione simile x3), sono rimasta veramente affascinata dalla trama, che era tutt’altro di quello che realmente mi aspettavo, del genere libretto-semi-adolescenziale-smielato-addolorato-ecc-ecc. Invece mi sono trovata davanti una cronaca di viaggio ben strutturata, coinvolgente, che a tratti mi ha fatto ridere e a tratti piangere, che porta uno specchio di un’esperienza vissuta senza inciampare nella pedanteria o nella volgarità. In particolare sono rimasta colpita dalla componente spirituale, che nonostante il titolo sinceramente non mi aspettavo proprio, e sicuramente non me la sarei immaginata certo come è stata resa, ossia un filo conduttore sempre presente ma che non sgomita rubando spazio alla storia – e che, detto proprio terra-terra, ha parecchio di neopagano.
C’è anche una storia d’amore, si, ma grazie al cielo non è tanto ingombrante da far venir voglia di spararsi un’endovenosa di sale. Ve lo dice una che ai romanzi rosa è allergica quasi peggio che ai monoteisti.
Senza contare che i capitoli non sono per niente lunghi, perciò se si è stanchi (della giornata, improbabile esserlo del libro) non si ha la noia di dover contare le pagine alla fine.
Si tratta di un romanzo che sicuramente consiglio, specialmente alle donne che stanno vivendo una brutta situazione o ne sono appena uscite. Non necessariamente in amore, ma in generale.
Infine, un obbligatorio “tanto di cappello” all’ingegnosa Gilbert.

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