lunedì 23 gennaio 2017

Spiriti Famigliari, parte III - sul lavoro


Tanti hanno fretta di raggiungere i propri famigli, specialmente il principale, per potersi fregiare di una qualche sorta di logo, come si ha sempre fretta di etichettare sé stessi per potersi riconoscere in qualche clan. Tuttavia ogni processo ha bisogno del suo tempo. I nostri spiriti Alleati non si manifestano al nostro schiocco di dita. Può succedere, certo, ma più spesso è necessario sudare, lottare, dimostrare il proprio valore, prima che ci accordino la loro presenza. Alle volte siamo talmente concentrati su figure archetipe lontane da noi che non siamo in grado di riconoscere un Alleato che è sempre stato sotto il nostro naso. Anche qui le possibilità sono tante, ma come ho detto all’inizio non è difficile incontrare i propri Famigli. Dopotutto sono con noi per aiutarci. Però aiutarci può anche voler significare spaventarci a morte, mostrarci il fondo o farcelo toccare.
Può poter bastare invocare un famiglio, affinché quello si manifesti. Pregarlo, sinceramente e a cuore aperto. Anche senza questo, addirittura. Aprire gli occhi, prima di tutto, e prestare attenzione ai segnali, in base a quello che abbiamo detto finora.
Per alcuni casi servirà un po’ più di lavoro. Se il famiglio è restio a manifestarsi, possiamo provare con offerte e dedicazioni. Mi sono sentita spesso raccontare di spiriti che danno piccoli segnali, indizi, senza manifestarsi però in modo chiaro, confondendoci le idee.  Per la mia esperienza posso dire che di solito significa che si è sulla buona strada – a patto che, di nuovo, non si stia ingannando sé stessi.
Per proseguire il lavoro con gli spiriti famigliari, dopo averli conosciuti, non ha tanti metodi oltre al viaggio sciamanico e la meditazione. Questo di solito viene affrontato come un ostacolo, in quanto pare esserci una epidemia di persone che non sono “capaci di meditare”. Mi spiace constatare (e questa si che è una generalizzazione) che l’80% di chi adotta questo atteggiamento ci si nasconde dietro come una scusa, perché in realtà percepiscono la meditazione come una perdita di tempo o qualcosa che si può ovviare. Non mi voglio dilungare in proposito alle tecniche o ai procedimenti (di cui ho già parlato QUI). Innanzitutto dovete capire che si, ci possono essere vari modi di affrontare un tema, in ambito spirituale, ma non sempre le opzioni sono infinite. E’ come se doveste mettervi a scrivere su un foglio ma rifiutaste di usare un qualsiasi strumento atto allo scopo. Certo, potete bucarvi un dito e tracciare le lettere sulla carta col vostro stesso sangue, ma non c’è alcuna necessità di soffrire a tal punto quando esistono penne, matite, pennarelli, pennelli e qualsiasi altro tipo di cosa possibile.
E soprattutto, se considerate la meditazione una perdita di tempo, cosa vi dedicate alla spiritualità a fare?
Certo, la gran parte di quel 20% rimanente è costituita da chi non ha mai meditato, perciò non sa come procedere, ne ha un po’ timore. Nessun problema, è normale.
C’è perfino una minuscola parte di persone che davvero non sono letteralmente in grado di meditare. Ma si tratta di una porzione piccolissima, che di solito ottiene lo stesso enormi risultati perché sa reinventarsi in altro modo.
Ma non venitemi a dire che non siete “capaci di meditare”. Avete imparato a scrivere e a leggere in almeno due lingue, ad andare in bicicletta, a nuotare; meditare non sarà certo peggio di prendere la patente.
Padroneggiate le tecniche per il viaggio sciamanico, sarete in grado di sviluppare un prezioso rapporto con i vostri alleati, che poi potrà e dovrà essere ampliato anche nella “nostra dimensione.”” Affinché questo lavoro proceda per il meglio, e necessario dedicare riti ai nostri famigli. Non è qualcosa di obbligatorio, certo, si tratta di una forma di rispetto e gratitudine nei loro confronti.
Inoltre, compresi e acquisiti, potremo arrivare anche ad applicare direttamente il loro potere, e perfino tramutarci in essi. Ma di questo parleremo più avanti.

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