martedì 31 gennaio 2017

Canti dell'Innocenza e dell'Esperienza, Blake - Recensione

Nuova recensione in libreria!! Andate a dare un'occhiata ;)



lunedì 23 gennaio 2017

Spiriti Famigliari, parte III - sul lavoro


Tanti hanno fretta di raggiungere i propri famigli, specialmente il principale, per potersi fregiare di una qualche sorta di logo, come si ha sempre fretta di etichettare sé stessi per potersi riconoscere in qualche clan. Tuttavia ogni processo ha bisogno del suo tempo. I nostri spiriti Alleati non si manifestano al nostro schiocco di dita. Può succedere, certo, ma più spesso è necessario sudare, lottare, dimostrare il proprio valore, prima che ci accordino la loro presenza. Alle volte siamo talmente concentrati su figure archetipe lontane da noi che non siamo in grado di riconoscere un Alleato che è sempre stato sotto il nostro naso. Anche qui le possibilità sono tante, ma come ho detto all’inizio non è difficile incontrare i propri Famigli. Dopotutto sono con noi per aiutarci. Però aiutarci può anche voler significare spaventarci a morte, mostrarci il fondo o farcelo toccare.
Può poter bastare invocare un famiglio, affinché quello si manifesti. Pregarlo, sinceramente e a cuore aperto. Anche senza questo, addirittura. Aprire gli occhi, prima di tutto, e prestare attenzione ai segnali, in base a quello che abbiamo detto finora.
Per alcuni casi servirà un po’ più di lavoro. Se il famiglio è restio a manifestarsi, possiamo provare con offerte e dedicazioni. Mi sono sentita spesso raccontare di spiriti che danno piccoli segnali, indizi, senza manifestarsi però in modo chiaro, confondendoci le idee.  Per la mia esperienza posso dire che di solito significa che si è sulla buona strada – a patto che, di nuovo, non si stia ingannando sé stessi.
Per proseguire il lavoro con gli spiriti famigliari, dopo averli conosciuti, non ha tanti metodi oltre al viaggio sciamanico e la meditazione. Questo di solito viene affrontato come un ostacolo, in quanto pare esserci una epidemia di persone che non sono “capaci di meditare”. Mi spiace constatare (e questa si che è una generalizzazione) che l’80% di chi adotta questo atteggiamento ci si nasconde dietro come una scusa, perché in realtà percepiscono la meditazione come una perdita di tempo o qualcosa che si può ovviare. Non mi voglio dilungare in proposito alle tecniche o ai procedimenti (di cui ho già parlato QUI). Innanzitutto dovete capire che si, ci possono essere vari modi di affrontare un tema, in ambito spirituale, ma non sempre le opzioni sono infinite. E’ come se doveste mettervi a scrivere su un foglio ma rifiutaste di usare un qualsiasi strumento atto allo scopo. Certo, potete bucarvi un dito e tracciare le lettere sulla carta col vostro stesso sangue, ma non c’è alcuna necessità di soffrire a tal punto quando esistono penne, matite, pennarelli, pennelli e qualsiasi altro tipo di cosa possibile.
E soprattutto, se considerate la meditazione una perdita di tempo, cosa vi dedicate alla spiritualità a fare?
Certo, la gran parte di quel 20% rimanente è costituita da chi non ha mai meditato, perciò non sa come procedere, ne ha un po’ timore. Nessun problema, è normale.
C’è perfino una minuscola parte di persone che davvero non sono letteralmente in grado di meditare. Ma si tratta di una porzione piccolissima, che di solito ottiene lo stesso enormi risultati perché sa reinventarsi in altro modo.
Ma non venitemi a dire che non siete “capaci di meditare”. Avete imparato a scrivere e a leggere in almeno due lingue, ad andare in bicicletta, a nuotare; meditare non sarà certo peggio di prendere la patente.
Padroneggiate le tecniche per il viaggio sciamanico, sarete in grado di sviluppare un prezioso rapporto con i vostri alleati, che poi potrà e dovrà essere ampliato anche nella “nostra dimensione.”” Affinché questo lavoro proceda per il meglio, e necessario dedicare riti ai nostri famigli. Non è qualcosa di obbligatorio, certo, si tratta di una forma di rispetto e gratitudine nei loro confronti.
Inoltre, compresi e acquisiti, potremo arrivare anche ad applicare direttamente il loro potere, e perfino tramutarci in essi. Ma di questo parleremo più avanti.

Spiriti Famigliari, parte II - trovare il proprio

A proposito di inizi, arriviamo dunque al nocciolo della questione, che non manco mai di sentire: come si trova il proprio Famiglio?
Allora, come ricorderete da ciò che abbiamo detto sopra, non abbiamo un unico famiglio. Ho potuto notare che spesso, nella nostra cerchia di Alleati, ce n’è uno che è centrale, che spicca rispetto agli altri – sottolineo però che questa non è una generalizzazione, non ho un’esperienza tale da poter stabilire un campione, si tratta semplicemente di quello con cui mi sono confrontata personalmente. Non ho certo la presunzione di credere di sapere come funzionino davvero questo tipo di cose.
Questo Famiglio principale, l’osannato ed erroneamente definito Animale Totem, può o meno essere lo stesso per tutta la vita, come dicevamo sopra. Ho potuto notare che, a grossi cambiamenti della persona, non solo nello stile di vita bensì soprattutto per quanto riguarda l’interiorità, avviene anche un mutamento del Famiglio principale. Personalmente ho assistito molto di rado ad eventi di questo genere, però è una statistica ancora più complessa da effettuare rispetto alle altre, perché scoprire l’Alleato principale è spesso il lavoro più difficile. Spesso, infatti, si confonde un Famiglio con ciò che ci piace, ma non è affatto così che funziona. Il nostro Alleato non ha solo a che fare con le virtù che noi egoisticamente imputiamo a noi stessi. Ci sono molti (mooolti) meno lupi e leoni in giro di quello che la gente pensa di sé.


I Famigli ci parlano di tutte le nostre sfumature, assolutamente tutte. Qui si capirà anche il perché un unico Famiglio non può racchiudere tutte le peculiarità di una persona, in quanto noi non abbiamo sempre lo stesso comportamento. In linea generica, difatti, in pubblico abbiamo un certo regime, che è diverso da quello che abbiamo tra conoscenti, che è diverso da quello che abbiamo tra amici, che è diverso da quello che abbiamo in famiglia, che è diverso da quello che abbiamo con i nostri intimi, che è ancora diverso da quello che teniamo da soli, che è diverso da quello che teniamo in altre potenziali sfere della nostra vita come la scuola, il lavoro, lo sport, la spiritualità, ecc. E tutto ciò a sua volta differisce a seconda delle fasi della vita che stiamo attraversando.
In conclusione possiamo azzardare una generalizzazione dicendo che il Famiglio principale ci parla del nostro carattere più “autentico”, che integra le nostre paure più profonde, i nostri lati oscuri. Insomma la nostra natura viscerale, istintiva e selvatica, nella sua complessità.
Volentieri si attribuiscono a sé Alleati archetipi di coraggio, forza, intelligenza. Ma gli Spiriti Famigliari esistenti non si contano, non ci sono solo il gufo, il corvo, la tigre, o che. Ci sono tanti e tanti animali (e piante) meravigliosi e ignorati. Cos’ha di meno di un’aquila, per esempio, un gabbiano? Chi ha studiato i gabbiani lo sa, sono animali furbi e capaci, interessantissimi da osservare. O perché, per esempio, una mucca dovrebbe valere meno di un cavallo? Le mucche sono animali sociali dolcissimi, da cui si può imparare molto. Non ho sentito nessuno mai nemmeno dire «Il mio Famiglio è il polpo» o, chessò «Credo che il mio Totem sia l’anatra».
Ciò ovviamente non significa che non si possa avere un lupo o un leone come Famiglio, anzi, è probabile che nel gruppo di Alleati principali ci siano Spiriti di questo tipo, i quali hanno un profondo significato. Quello che voglio dire è che, se vogliamo che il nostro sentiero spirituale abbia un senso, ci porti da qualche parte, prima di tutto dobbiamo essere onesti con noi stessi – e capisco benissimo che sia una delle cose più difficili da fare.

prima parte: http://wjkyx.blogspot.it/2017/01/spiriti-famigliari-parte-i-introduzione.html
terza parte: http://wjkyx.blogspot.it/2017/01/spiriti-famigliari-parte-iii-sul-lavoro.html

Spiriti Famigliari, parte I - introduzione e concetti generali

Dopo parecchio girarci attorno, ho finito con lo stendere questo benedetto topic. Non che lo evitassi come la peste, però non credevo che sarei arrivata a scrivere dell’argomento. Alla fine mi sono decisa, dal momento che tratta una questione su cui sono spesso e volentieri interrogata.
Quello degli Spiriti Famigliari è un argomento allo stesso tempo molto più complesso e molto più semplice di quello che si pensi.
Da una parte molto semplice in quanto tutti noi abbiamo più spiriti alleati che ci circondano. La complessità sta più che altro nel fatto che molte volte non si sa di cosa si parla, o si affronta l’argomento in una prospettiva superficiale. Ma cominciamo dall’inizio.
Innanzitutto premetto che scrivo a partire da ciò che ho sperimentato sulla mia pelle e ho imparato in base alla mia esperienza. Non sto copiando e incollando da libri, né sono andata a leggere quello che dicevano le colleghe in merito.


Che cosa sono gli Spiriti Famigliari? I Famigli, o Alleati, possono essere ricollegati ai Totem, anche se non sarebbe una associazione del tutto corretta. Il totemismo è qualcosa che non appartiene affatto alla nostra cultura, seppure vi si possano trovare peculiarità dei Famigli.
Gli Spiriti Familiari sono quelle schiere di “entità” alleate della Strega. I Famigli sono dunque Spiriti che accettano di collaborare con una strega, uno sciamano, un uomo o una donna di medicina.
Di che tipo di Spiriti si tratta? Possono essere molti tipi. In un certo senso, gli Dei stessi possono rientrare in questa nomea. Tuttavia in genere come Famigliari vengono assunti spiriti di animali o piante.
Come arriviamo ad avere dei Famigli? Difficile dare una risposta generale, perché ogni caso è diverso. Tutti nasciamo con degli Spiriti Alleati che ci prendono sotto la loro tutela, diciamo così. Si possono avere gruppi più o meno ristretti di Famigli. Possono essere sempre gli stessi, o variare nel corso dell’esistenza. Possono essere richiamati o giungere a noi. Le possibilità sono infinite.
Come funziona la collaborazione con la strega\sciamano? Ecco, ci sono casi in cui un uomo o una donna di medicina scelgono coscientemente di collaborare con un Famiglio. Anche qui ci sarebbe un discorso complesso da fare, se volessimo analizzare tutte le eventualità – come sempre è difficile generalizzare. La collaborazione può essere o meno finalizzata ad un certo scopo, conscio o inconscio, temporaneo o permanente. Per esempio, ci si potrebbe trovare in un momento difficile della propria vita in cui si ha bisogno di forza, o saggezza, o flessibilità, o un’altra peculiarità che può essere in qualche modo integrata in sé attraverso un Famiglio. Si capisce che questo è un processo molto differente e più complesso che, per esempio, nello stesso stato di necessità portare addosso una pietra. La funzione della vibrazione di un cristallo è di apportare una modifica ad un certo tipo di energia, aumentandola, diminuendola, stabilizzandola, o altro. Collaborare con un Famiglio apporta, invece, un vero e proprio cambiamento nella persona; per fare un esempio qualsiasi, una persona molto agitata potrebbe trovare molto giovamento nel chiamare come Alleato lo spirito di un animale per natura calmo e pacato. Tuttavia il mio è solo un esempio e non una generalizzazione, in quanto gli insegnamenti di uno stesso Famiglio possono cambiare (anche molto) da persona a persona. Uno potrebbe invocare lo spirito di una coccinella, e avere insegnamenti totalmente differenti da quelli che potrei avere io se lo invocassi.
Come si collabora con un Famiglio? Come ogni lavoro di questo tipo, può essere effettuato in modo più o meno superficiale. Fare qualcosa in modo superficiale non è un peccato capitale, sia chiaro, semplicemente le cose alle volte vanno così. Sicuramente può essere interessante effettuare un lavoro ad un livello profondo, che può aiutarci anche in modo importante.
Non si tratta solo di qualcosa che ha a che fare con la stregoneria. Gli spiriti Famigliari possono essere anche concepiti come archetipi sui quali basare un lavoro psicologico – cosa che già è avvenuta e continua ad avvenire, basti pensare alle opere che pongono al centro un animale o una pianta come simbolo archetipo o subliminale. Nell’arte questo avviene di continuo, così come nella letteratura – in particolare mi salta alla mente “Donne che corrono con i lupi”.
Tornando alla nostra Arte, invece, nel lavoro con un Famiglio la parte più complessa a mio avviso è quella di preparazione. Scegliere un Alleato non è semplice.  Senza contare il fatto che esso potrebbe non avere alcun interesse o volontà di lavorare con noi.
Come prepararsi? Per prima cosa, lasciate perdere tutti i libri che parlano di totem. E’ un punto di partenza, certo, ma non quello migliore, per due motivi. Primo, per parlare di qualcosa bisogna conoscerla, ed è dubitabile che chi stende questi tomi abbia davvero fatto un lavoro con tutti questi spiriti tale da poter dire di conoscerli. Secondo, come abbiamo detto l’insegnamento dell’Alleato viaggia in una sola direzione, da esso a noi. I Famigli non vi portano una buona novella da diffondere al mondo, ma un qualcosa che è solo vostro e di nessun altro.
La documentazione più utile, per la mia esperienza, è quella scientifica –  per intenderci: il comportamento dell’animale, il suo habitat, la sua alimentazione, ecc. E prima ancora di questo, un approccio diretto, che può essere fatto in natura o per esempio nei santuari dedicati agli animali – per l’amor degli Dei, guai a voi se andate allo zoo, come ho sentito dire. Chiaro che questo non è sempre possibile né consigliabile (prendetelo come desclamier se avete intenzione di avvicinare un cobra o una tigre solo perché c’è scritto qui). Osservare con i propri occhi il comportamento istintivo di un animale allo stato selvatico è qualcosa di meraviglioso, che apre gli occhi non solo sull’animale in sé, ma sulla stupefacente complessità della natura. Tuttavia sono pochi i casi in cui se ne ha effettivamente l’opportunità, allora si può ripiegare sulle fonti scritte.
Come invocare il Famiglio? Una volta fatto questo lavoro, spesso contattare l’Alleato si rivela tutto sommato semplice. Ci sono molti metodi, più o meno complessi. Si può ricorrere ad un’invocazione, che si svolge come un rito vero e proprio, ma anche al viaggio sciamanico. E qui di nuovo potete constatare la necessità di una minima conoscenza di base.
Una volta contattato il Famiglio, ascolteremo quello che ha da dire, e gli porgeremo delle offerte – io preferisco propendere per il cibo di cui di solito si nutre l’animale. In genere questo si protrae per un po’ di tempo, che può essere più o meno lungo. Terminato quello, io consiglio sempre di continuare comunque ad onorare quello Spirito, o quando meno  celebrare una qualche sorta di dedicazione ai Famigli.
E se il Famiglio non “risponde”? Nella mia esperienza ho notato si tratta di casi molto rari, ma può succedere che quell’Alleato non giunga a noi. Niente di tremendo, può capitare. A volte si tratta solo di insistere un po’, soprattutto agli inizi.

seconda parte: http://wjkyx.blogspot.it/2017/01/spiriti-famigliari-parte-ii-trovare-il.html

sabato 21 gennaio 2017

Happy new season

Cari amici e care amiche di Omphalos,
una volta ancora vi devo ringraziare per la vostra partecipazione. Un altro anno lunare è iniziato, un altro anno solare è iniziato, e noi siamo ancora qui. Ma il cambiamento è nell’aria.
Devo ammettere che ultimamente ho avuto dei dubbi sul mantenere o meno il blog. Quello che vedo in questo momento nell’ambiente neopagano mi sconforta molto. Non c’è il minimo di coesione, e nemmeno la volontà di crearla. Invece di unirci, ci ostiniamo sulle differenze, su ciò che è “più vero” e migliore, come se la spiritualità fosse qualcosa di sempre uguale per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo. Continui pseudo profeti spuntano come funghi millantando verità sempre più astruse. E non si contano gli autoeletti “maestri” che pubblicano libri e fanno conferenze per condividere il loro sapere – a suon di danaro, sia chiaro. Mi sento sinceramente arrabbiata e delusa da tutto questo. Sarà perché di mio sono un’idealista convinta del grande potenziale dell’umanità – ma non c’è davvero nessuna umanità, qui. Neofiti che dopo aver letto due libri in tre anni si sentono in potere di esprimere opinioni sulle esperienze spirituali altrui. Ma anche adepti con decenni sul groppone che basano i loro studi su testi sorpassati o incompleti. Presunti cercatori spirituali che vogliono praticare le ““antiche vie”” di cui non si hanno notizie, se non le fonti fasulle creati ad hoc mille anni più tardi. Conoscono tutto, ma non sanno spiegartelo, non sanno i nomi, le date, le fonti, gli studi. Sono esperti di tutto, ma non hanno mai praticato, si basano su ciò che hanno scritto altri, mettono in atto riti copia incolla.
Tutto questo mi fa arrabbiare. Mi arrabbio quando personaggi in vista, che sono presi ad esempio dai neofiti, che pubblicano testi e sbarcano il lunario a suon di workshop e seminari di tre giorni in cui ti dovrebbero insegnare cos’è l’Arte (o qualsiasi cosa commercializzino), sparano cazzate stratosferiche che non stanno né in cielo né in terra. Gigantesche rotoballe di merda inascoltabile che forse puoi sentire solo al catechismo. Roba che la newage in confronto è frutto di studi accademici comparati ad opera di grandi esperti di teosofia.
Poi arriva la delusione. Sono delusa del fatto che la stragrande maggioranza delle persone prendano le idiozie di questi personaggi come oro colato, e le ripeta come fossero attendibili, e porti avanti crociate contro chi tenta di farli ragionare (non mi azzardo nemmeno a dire “li corregge”).
Fino a qualche tempo fa, ero preoccupata del fatto che il neopaganesimo fosse così denigrato in Italia. E’ vero, è un paese vecchio, di case vecchie, di persone vecchie, legate alle concezioni che sono state loro imposte. Poi qualcosa mi ha fatto cambiare idea. Quando sono state approvate le unioni civili, mia nonna di novant’anni, cristiana credente, che ha la seconda elementare, è venuta a dirmi che è stata una scelta giusta perché se due persone si amano non può esserci niente di sbagliato, mi sono resa conto. L’Italia è e rimane un paese vecchio, di case vecchie e persone vecchie legate alle loro concezioni. Non si tratta nemmeno di intelligenza o di maturità di posizioni politiche o spirituali. Si tratta di essere umani. Perché solo una persona umana davvero può essere in grado di dire “l’amore è amore”.
Quando mi è capitato di parlare della mia scelta di diventare vegana, mio nonno (classe ’45, quinta elementare, ateo) mi ha raccontato per l’ennesima volta di quando, da bambino, in famiglia si catturavano i gatti per mangiarli, perché non c’era altro. Non ho inveito contro lui dandogli del mostro. Non gli ho urlato contro dicendo che un povero maiale aveva sofferto per dargli il salame che gli piace tanto. E lui non mi ha dato della stupida per la mia scelta, non mi ha obbligato ad accompagnarlo in un macello, non mi ha sventolato sotto il naso un hamburger. Anche questa è umanità.
Al di  là della religione, della politica, dell’orientamento sessuale, delle singole cazzo di insignificanti preferenze che ciascuno ha, essere umani significa non dimenticare mai che siamo tutti sostanzialmente uguali.
Il neopaganesimo oggi è l’equivalente culturale del medioevo per le nuove generazioni, secondo me. Diciamo tante cose, alcune davvero idiote, altre hanno davvero basi solide, da sempre sostenute, come si scoprirà più avanti.
In attesa del cambiamento, me ne sto nella mia bella caverna, cercando di fare qualcosa di buono nel frattempo.
Come accennato, ci saranno delle novità. Come vedrete, la quantità degli articoli che usciranno sarà molto minore rispetto all’anno scorso, in quanto al momento sono concentrata su altri impegni. Ho deciso di non chiudere o abbandonare il blog solo per i ringraziamenti di chi mi segue, che ha potuto trovare qualcosa di utile nelle mie baggianerie. Voi siete il motivo per cui vado avanti.
Che gli Dei possano benedirci tutti.



mercoledì 21 dicembre 2016

Room Decor – DIY


Siete alla ricerca di qualche idea semplice per decorare la vostra stanza? Spulciate qui, sicuramente qualcosa troverete!
















giovedì 8 dicembre 2016

Skyview, App – WGS


Oggi vorrei consigliarvi una fantastica app che ho scoperto un po’ di tempo fa e ho testato  a lungo con risultati meravigliosi. Si tratta di “Skyview”, un’applicazione che aiuta a riconoscere gli oggetti che si vedono nel cielo (stelle, costellazioni, pianeti, satelliti e tanto altro), con una combinazione di coordinate della nostra posizione e puntamento del dispositivo nella direzione desiderata. La versione gratuita vi da un’idea di quanto sia eccellente e funzionale, io l’ho scaricata in versione integrale per una cifra davvero irrisoria (un euro e qualcosa) e ne sono estremamente soddisfatta. Vi garantisco che ho provato tutte le app attualmente presenti per l’osservazione del cielo, ma questa è l’unica decente.
Provatela e fatemi sapere!


domenica 27 novembre 2016

Desclamier!

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